Collettivo Exarchia


Non viviamo più come schiavi/e

Basta sgomberi, solidarietà a La Rage

Appena passato lo show delle elezioni, in cui è stato evidente come i teatrini dei politici continuino a perdere credibilità ovunque, a Bologna si è svolto un altro atto della violenta campagna che mira a eliminare dalla città ogni spazio di dissenso e di alternativa culturale e sociale.
A farne le spese oggi è stata La Rage, un edificio inutilizzato da anni che è stato liberato dal noioso vuoto in cui era stato imprigionato, un progetto che mirava a radicarsi nei quartieri S. Donato e Bolognina che da anni vengono o puntualmente coinvolti in progetti di “riqualificazione urbana” miranti a distruggere il tessuto sociale esistente per diffondere la città vetrina, o abbandonati a se stessi con l'accusa di “degrado”.
Sempre pronte ad eseguire gli interessi dei più forti, le camionette della celere si sono presentate di mattina presto, mentre gli/le attivisti/e presenti resistevano sul tetto e i/le solidali bloccavano per un po' la circolazione sul ponte di Stalingrado. La risposta è stata ovvia, l'unica che la polizia sappia dare: violenza, provocazioni, minacce, denunce. Oltre alla solita aggressività tipica degli operatori delle “forze dell'ordine”, ci teniamo a denunciare la loro presenza all'interno dello studentato di via Zago al fine di prendersi una pausa dal duro lavoro. Gli spazi degli studenti, siano facoltà, rettorati, studentati non sono caserme o questure, la polizia e i carabinieri, sempre impegnati a reprimere i collettivi studenteschi devono stare al di fuori di questi edifici.
In aggiunta, la mano repressiva ha voluto colpire duramente e dei 13 identificati, in 10 si sono visti consegnare dalla polizia una “ricevuta di richiesta di foglio di via”: una misura che, evidentemente, oramai ha preso piede nella logica fascista della questura.
Chiunque sia un “indesiderato” è da espellere, purgare, cancellare, indipendentemente dal fatto che a Bologna abbia la sua vita, studi o ci lavori; è valido tanto per i “sovversivi” quanto per i migranti, come dimostrano i decreti d'espulsione dati ai rifugiati che avevano occupato gli stabili dell'ex-Dima, sgomberata la scorsa settimana a due giorni dall'occupazione.
Questa modalità, totalmente incurante della vita delle persone, è un sintomo del progetto folle di trasformare la nostra città nella vetrina di un negozio vuoto, morto, dove nessuna iniziativa libera è possibile e tutto va inquadrato nei canoni del mercato.
“Fanno un deserto e lo chiamano pace” diceva il capo scozzese Calgaco, davanti all'invasione dei Romani.
Ed un deserto vogliono rendere Bologna, i politici, gli speculatori, i poliziotti,
ma oggi come allora, saranno costretti a retrocedere di fronte alla resistenza di tante e tanti.
In questo periodo di sgomberi esprimiamo la nostra solidarietà e vicinanza a ogni occupazione sotto attacco, sia essa uno spazio sociale o una casa per chi cerca un tetto.
Solidali con le compagne e i compagni de La Rage e con tutte le occupazioni.

Written by Exarchia on Tuesday June 9, 2015
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