Collettivo Exarchia


Piegarsi vuol dire mentire

Ripartire dalla Rivoluzione Sociale

Introduzione

Questo testo è, in origine, il documento fondativo di APO, una delle federazioni anarchiche attive attualmente in Grecia.
Il percorso che ha portato da un movimento di massa, seppur frammentato fra numerose realtà poco coordinate, al cercare una risposta alla successiva fase del riflusso con il provare nuove forme organizzative e di azione, è un elemento che bisognerebbe tenere in considerazione sempre, a riprova che difronte alle difficoltà, quella di subire le circostanze non è la sola scelta.
Ad oggi, le realtà federali elleniche a livello nazionale sono due: l’Organizzazione Politica Anarchica (Αναρχική Πολιτική Οργάνωση) e la Federazione Anarchica (Αναρχική Ομοσπονδία), a cui si può accompagnare il Coordinamento Atene Sud, una rete di spazi e collettivi accomunati non da una visione politica in senso stretto, ma dal condividere lo stesso territorio metropolitano.
Le prime realtà sono entrambe dichiaratamente comuniste libertarie, a dimostrazione dell’influenza predominante che l’anarchismo sociale ha nei movimenti greci. Una miscela particolare, che unisce i “classici” dell’antiautoritarismo sociale (Michail Bakunin, Errico Malatesta, Petr Kropotkin, Emma Goldman, Buenaventura Durruti...) con la produzione di Murray Bookchin, sul “come” costruire nella realtà una società anarchica.

APO, la realtà di cui presentiamo un testo, in particolare, ha sviluppato un percorso di adeguamento del pensiero libertario per un anarchismo sociale contemporaneo.
Qui viene tracciato un sentiero in grado di ricomporre quelle fratture che si son viste nel pensiero anarchico occidentale: conflitto e proposta, controcultura e apertura, organizzazione ed eterogeneità, realismo e coerenza politica.
Elementi organici l'uno con l’altro, che le congiunture storiche e la crisi dell'anarchismo “classico” hanno poi posto in contrapposizione.

Ad oggi, l’anarchismo italiano pare bloccato in un incrocio da cui si dipanano due strade: la prima è quella della musealizzazione, della testimonianza, la seconda è quella che Murray Bookchin riassume con “lifestyle anarchism”:

“La borghesia non ha nulla da temere da tale declamazione del lifestyle. Con la sua avversione per le istituzioni [intese in senso di strutture sociali organizzate], per le organizzazioni di massa, con il suo essere in gran parte un orientamento sottoculturale, la sua decadenza morale, il suo elogio dell’effimero, ed il suo rifiuto dei programmi, questo tipo di anarchismo narcisista è socialmente innocuo, spesso solo una valvola di sfogo per il malcontento dovuto all’ordine sociale dominante.
Il prezzo che l’anarchismo pagherà se permette a questo miscuglio di sostituire gli ideali libertari del periodo precedente, sarà enorme.
L’anarchismo egocentrico [...] minaccia di rendere la stessa parola “anarchismo” socialmente e politicamente inoffensiva – un mero capriccio per il solleticamento dei piccolo-borghesi di tutte le epoche”

(Murray Bookchin, Social anarchism or lifestyle anarchism: an unbridgeable chasm, 1995)

Ma anche qua, esiste un’ampia rete di compagni/e, spazi, collettivi, gruppi, che non si riconoscono i nessuna di queste forme, che agiscono sul territorio e nella realtà con concretezza, volontà e buon senso.
Questo documento, così come molti altri che speriamo di riuscire a tradurre e far circolare, vogliono provare a proporre una via d’uscita da una situazione di riflusso, che possa coniugare il rinnovamento con la coerenza politica.

L’orizzonte, ovunque ci si perda, lo si ritrova sempre al sorgere del sole.
E il nostro orizzonte è la rivoluzione sociale.

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apo
Scritto da Exarchia il Friday November 4, 2016
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